Jean-Paul Sartre (1905–1980) è stato il filosofo, scrittore e drammaturgo che più di tutti ha incarnato la figura dell'intellettuale impegnato (*engagé*) nel Novecento francese. Studioso di spicco a Parigi, subì l'influenza della fenomenologia tedesca durante un soggiorno a Berlino. Nel corso della sua vita intrecciò una celebre relazione intellettuale e sentimentale con la filosofa Simone de Beauvoir. Partecipò attivamente alla Resistenza francese, fondò la rivista *Les Temps Modernes* e, nel secondo dopoguerra, si avvicinò al marxismo, tentando una sintesi tra la libertà individuale e la critica sociale. Coerente con il suo rifiuto delle istituzioni e delle etichette, rifiutò clamorosamente il Premio Nobel per la Letteratura nel 1964.
Il contributo filosofico
L'esistenza precede l'essenza e le due forme di essere
Nel suo capolavoro filosofico *L'essere e il nulla* (1943), Sartre traccia una distinzione ontologica radicale tra due modalità di essere:
L'In-sé :È l'essere delle cose, degli oggetti inanimati e della natura. L'in-sé è compatto, massiccio, identico a se stesso, privo di coscienza e di possibilità di cambiamento. Un tavolo è un tavolo; la sua essenza (il suo progetto, la sua utilità) precede la sua esistenza reale.
Per-sé :È l'essere dell'uomo, coincidente con la coscienza. La coscienza non è un oggetto solido, ma è una sorta di "fessura", un vuoto o una "nullificazione" dell'in-sé. L'uomo si proietta continuamente verso il futuro. Per questo l'uomo non ha un'essenza predefinita dal punto di vista biologico o divino: **l'esistenza precede l'essenza**. L'essere umano prima compare nel mondo, esiste senza un copione già scritto, e solo attraverso le sue azioni e decisioni successive costruisce e definisce la propria identità.
La condanna alla libertà, l'angoscia e il peso della scelta
Dato che Dio non esiste (Sartre abbraccia un ateismo radicale e coerente) e non vi è una natura umana fissa a cui aggrapparsi per giustificare i propri comportamenti, l'uomo si ritrova privo di punti di riferimento assoluti.
Da questa premessa deriva la celebre tesi secondo cui "l'uomo è condannato a essere libero". La libertà non è un privilegio opzionale o una concessione, ma una condizione strutturale da cui non ci si può sfilare: anche decidere di non scegliere, di fatto, costituisce una scelta.
Questa totale autonomia genera l'angoscia. L'angoscia sartriana non è la semplice paura di un pericolo esterno, ma la vertigine esistenziale che l'individuo prova davanti all'assoluta indeterminatezza del proprio futuro e alla consapevolezza che ogni azione grava interamente sulle proprie spalle. Quando scelgo, io non decido solo per me stesso, ma offro un modello di umanità per tutti gli altri, assumendomi una responsabilità totale e universale.
La malafede e la fuga dalle responsabilità
Molti uomini non tollerano il peso dell'angoscia e della responsabilità assoluta. Per sfuggirvi, ricorrono alla malafede.
La malafede è un autoinganno cosciente in cui l'individuo schiaccia il proprio "Per-sé" (la propria libertà) facendosi scivolare nell' "In-sé" (la rigidità di un oggetto). L'individuo finge di essere governato dal destino, dalla propria psicologia, dal proprio passato o dal proprio ruolo sociale per poter dire: "Non potevo fare altrimenti".
Sartre fa l'esempio celebre del cameriere di un caffè: i suoi movimenti sono stereotipati, precisi, quasi meccanici; egli sta recitando la parte del cameriere per oggettivarsi e nascondere a se stesso che, in qualsiasi momento, potrebbe scegliere di abbandonare quel lavoro e cambiare radicalmente la propria vita. La malafede è, in ultima analisi, il rifiuto dell'autenticità esistenziale.
Lo scontro con l'Altro: il conflitto e l'oggettivazione
L'analisi delle relazioni interpersonali in Sartre è tendenzialmente conflittuale. L'incontro con l'altro avviene principalmente attraverso lo sguardo.
Quando l'Altro mi guarda, mi trasforma in un oggetto del suo mondo, privandomi della mia libertà e riducendomi a una cosa definita dai suoi giudizi. Questo processo prende il nome di oggettivazione. Se sto spiando da una serratura, sono pura azione libera; nell'istante in cui avverto dei passi e capisco che qualcuno mi sta guardando, mi scopro improvvisamente "sorpreso a spiare", cristallizzato in una definizione vergognosa che non controllo.
Il legame sociale oscilla continuamente tra il tentativo di assimilare la libertà dell'altro (l'amore, che però spesso decade in sadismo o masochismo) e il tentativo di difendere la propria. Da qui la celebre massima teatrale: “L'inferno sono gli altri", intesa come l'impossibilità di sfuggire al giudizio alienante dello sguardo altrui.
Conclusione breve
Sartre delinea una filosofia dell'azione senza sconti: spogliato di ogni paracadute metafisico, l'essere umano è interamente responsabile del senso che decide di dare alla propria vita e alla storia.
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